CARMINE ABATE PREMIATO AD OFFIDA PER IL SUO "VIVERE PER ADDIZIONE"

Scritto da Maria SpadaforaGiovedì 24 Novembre 2011 00:00

 

da "Gazzetta del sud" del 24 novembre 2011

 

Carmine Abate, vince la VI edizione del premio annuale di narrativa “Città di Offida Joyce Lussu”. La cerimonia di premiazione si è svolta nei giorni scorsi presso l’Enoteca Regionale di Offida (Ascoli Piceno), lo scrittore ha partecipato al concorso con il suo romanzo “Vivere per addizione e altri viaggi”, edito da Mondadori. L’edizione 2011 del premio ha visto 83 opere in gara, divenendo, negli anni, un appuntamento immancabile per lettori e scrittori. La commissione giudicatrice, presieduta dal professor Alfredo Luzi dell’Università di Macerata, ha selezionato tre opere finaliste, oltre al romanzo di Abate, in gara Patrizia Bartoli, con “La venditrice di piccole cose e altri racconti”, e Giuseppina Rando con “Nel segno”. In seguito, una giuria popolare, composta da 50 membri, ha esaminato le tre opere finaliste, la somma dei voti di entrambe le giurie ha consacrato come vincitrice l’opera di Abate, al secondo posto si è classificata la Bartoli, e al terzo la Rando. La commissione giudicatrice, commentando le motivazioni che hanno portato alla vittoria di Abate, così ha definito il romanzo: “I racconti di “Vivere per addizione e altri viaggi”, costituiscono una svolta nel canone narrativo di uno scrittore che ha fatto della condizione dell’emigrante il nucleo tematico delle sue opere”. La commissione ha anche evidenziato come il testo, “attraverso le vicende di un emigrante qualunque e l’identità del narrante, si alimenta d’innumerevoli innesti, si fa più complessa, si fortifica, si delinea appunto per addizione”. Il romanzo è composto di una serie di racconti autobiografici, narrati da un linguaggio e da una scrittura che si avvicina alla saggistica, e narra varie esperienze di vita vissuta. Insomma, la commissione di Offida, ha saputo evidenziare quello che lo stesso autore, parlando del suo libro, ha riferito: “La consapevolezza che emigrare non è solo ferita o strappo, ma anche ricchezza”.