LE ANTICHE TRADIZIONI DELLA FESTA DI S. ANTONIO

Scritto da Maria SpadaforaGiovedì 17 Giugno 2010 00:00

 

da "Gazzetta del sud" del 16 giugno 2010

 

  La Festa in onore di Sant'Antonio di Padova è, per gli abitanti di Carfizzi, un'occasione non solo per celebrare il Santo Patrono del paese, ma diventa anche un momento di forte aggregazione e riscoperta dei valori religiosi e morali della tradizione arbëreshë. I festeggiamenti cadono il 12 e il 13 Giugno ma, in realtà, tutto inizia il pomeriggio del 31 Maggio con l'avvio della "tredicina" e di tutti i riti antichissimi ad essa legati. In questi giorni è molto probabile incontrare per le vie del paese donne scalze che, per grazia ricevuta, in onore del Santo, percorrono, a piedi nudi, il tragitto fino alla chiesa. Il primo giorno di "tredicina", le mamme dei neonati che sono nati nell'anno precedente alla festa, portano i piccoli in chiesa per la benedizione dei vestitini che sono l'esatta riproduzione del saio del Santo. Dopo la benedizione, i neonati indossano questi abitini cuciti a mano per diventare "monachelli" e, quindi, dei piccoli Sant'Antonio. Anche quest'anno, in occasione della festa, il piccolo paese si è riempito di emigranti. La devozione al Santo è molto sentita da quelle persone che in epoche diverse sono state costrette a lasciare il paese. Basti pensare che nella città tedesca di Ludwigshafen, che conta una numerosissima comunità di carfizzoti, viene celebrata la festa del Santo. Ed è nell'intenzione di tutti, popolazione e parroco compresi, portare prima o poi, in pellegrinaggio la statua di Sant'Antonio in questa città industrializzata che ha accolto centinaia di carfizzoti. Nonostante il caldo torrido, la caratteristica processione per le vie del paese è stata sempre molto suggestiva e sentita. La Banda Musicale di Carfizzi, guidata dal maestro Giuseppe Abate, allieta e accompagna il Santo in ogni angolo del paese, mentre i balconi e le terrazze di ogni casa sono adornati dalle coperte finemente ricamate e tessute al telaio, proprie della tradizione albanese. Questi drappi pregiati e colorati rendono omaggio al santo e impreziosiscono la ripida discesa che si snoda dai vicoli del centro storico per arrivare alla piccola e antica chiesetta del Santo, posta in mezzo al verde, in una conca, che diventa il punto più basso del paese, ma da dove si può ammirare un bellissimo panorama. Il momento più suggestivo è sicuramente la messa di saluto al Santo, che è celebrata il tardo pomeriggio del 13, nella piazzetta antistante la chiesetta. I fedeli riempiono lo spiazzo, e Don Franco Scalise, parroco di Carfizzi, ringrazia l'intera popolazione, ricordando che la forza del paese è la coesione e la collaborazione. "Ogni singolo abitante è una piccola parte di un mosaico. Tutte queste piccole parti unite daranno vita ad un bellissimo quadro." Quando la messa è conclusa è ormai tramonto inoltrato. Tra la gente, i componenti del Comitato Organizzatore della Festa distribuiscono i "mostaccioli", dolci a base di miele della tradizione gastronomica arbëreshë. Un'ultima carezza alla piccola statua del Santo, e si ritorna a casa dove di lì a poco inizierà lo spettacolo pirotecnico che illuminerà a giorno la piccola comunità e la chiesetta solitaria.