MEMORIE E MIGRAZIONI.ESPERIENZE DI VITA CHE NUTRONO LA DIDATTICA

Scritto da Maria SpadaforaGiovedì 20 Maggio 2010 00:00

 

da "Gazzetta del sud" del 20 maggio 2010

 

  La Scuola Primaria di Carfizzi è composta da 28 bambini. Ci sono le pluriclassi. È una scuola capace di realizzare progetti in grado di far riflettere. Venerdi, 14 Maggio, alle ore 15, presso la Scuola Primaria " I Bambini di Carfizzi incontrano Ludwigshafen". Questo è il titolo dell'evento a cui hanno partecipato Eleonore Hefner, consigliere comunale di Ludwigshafen e presidente dell'associazione culturale Kultur Rhein-Neckar, Loris Rossetto, Presidente di "Amici del Tedesco", un'associazione che ha come obiettivo la diffusione della lingua tedesca nelle scuole dell'obbligo, Christian Scheider, giornalista, Salvatore Pane, Assessore delle Politiche Sociali della provincia di Crotone, il Dirigente Scolastico Emilio De Simone e, il Sindaco di Carfizzi, Carmine Maio. Erano presenti anche le operatrici e gli ospiti del Centro Accoglienza "Asilo" di Carfizzi, composti esclusivamente da donne e bambini, provenienti per lo più da paesi africani. Le insegnanti della Scuola Primaria, spesso collaborano con il Centro Accoglienza per realizzare insieme numerose iniziative. Pochi conosceranno la città di Ludwigshafen. Gli abitanti di Carfizzi, questa città industrializzata della Germania, imparano a conoscerla già da piccoli. Dalla fine degli anni '50 fino ad oggi, sono partiti alla volta di questa Eldorado europea, circa 450 carfizzoti. 450 migranti, lunghissimi viaggi, partenze e arrivi. Nostalgie sofferte. Queste sensazioni, emozioni e ricordi segnarono i bambini degli anni '60, '70 e '80 (gli anni di maggior flusso migratorio). Segnano Carmine Abate, scrittore di Carfizzi, figlio d'emigranti. Nei suoi bellissimi romanzi, e nelle sue ancor più belle poesie c'è tutto questo. I profumi, i colori e i ricordi struggenti di Hora (il paese), dentro una valigia. Anche i bambini d'oggi continuano a convivere con tutto questo. A Carfizzi, non c'è bambino che non abbia un parente che viva lontano e che è costretto a vedere una sola volta l'anno. Da qui una mostra fotografica, e interviste raccolte dai bambini dalla viva voce di nonni, zii e cugini che in epoche diverse hanno dovuto lasciare il paese. Durante la manifestazione, c'è stata la presentazione del libro di poesie arbëreshe realizzate dai bambini della Scuola, dal titolo "Ky do bukë". In seguito le parole di queste poesie sono state trasformate in dolcissime canzoni dal musicista e compositore Giovanni Pollizzi. La responsabile del progetto è l'Ins. Maria Costantino, con la collaborazione delle insegnanti, Marianna Leonetti, Emilia Spina e Mariagrazia Chiarello. La bellissima prefazione è della Prof.ssa Immacolata Amodeo, della Jacob University di Brema. La supervisione del testo è stata affidata al Prof. Giovanni Belluscio dell'Università della Calabria e ad Alessandro Costantino. Ogni bambino di Carfizzi cresce bilingue. L'arbëresh è la lingua della madre. Il neonato ascolta le ninne nanne e le filastrocche della mamma, sono le prime parole che sente. È la lingua del cuore. L'italiano è la lingua della Scuola. È la lingua della nazione in cui cresceranno. Alcuni di loro, affiancano a queste due lingue, una terza che è appunto il tedesco. Questo multilinguismo, chiaramente, è una ricchezza. L'avvicinarsi ad una nuova lingua, presuppone l'avvicinarsi ad una nuova cultura e accoglierla. Da qui i concetti d'interculturalità e multiculturalismo. La diversità vista come alterità. Questi i concetti di cui sono permeati i versi delle poesie.